martedì 26 maggio 2015

Paul Weller: "A quasi 60 anni so chi sono e guardo sempre avanti"

Si intitola "Saturns Pattern" il nuovo album di Paul Weller. Profeta del post punk e del movimento mod con i Jam, poi ha incarnato il pop più raffinato negli anni 80 con gli Style Council. Quindi si è dato alla carriera solista sempre a livelli eccellenti, come il nuovo album conferma. il sergreto? Non guardare mai indietro: "Ho sempre cercato di riflettere il mio tempo - dice -. Rifare il passato non mi interessa: lo fanno già tanti".
 


Raggiunti i 57 anni Weller è un signore compassato e piacevole nella conversazione. Si presenta con pantalone gessato, scarpa stringata e giacca di taglio elegante. Tutte cose che fanno parte della linea da lui disegnata, perché "Mod" significa anche un immaginario estetico che Weller non ha dimenticato. Piccoli retaggi del passato (come l'immutabile taglio di capelli) per un artista che invece guarda avanti sul piano musicale. Non perché il suo album sia un pozzo di soluzioni inedite, improbabili se non impossibili al giorno d'oggi. Sono in realtà tanti i riferimenti "storici", dai Velvet Underground a David Bowie passando per gli inevitabili Beatles (d'altronde da uno che ha chiamato i due figli John Paul e Bowie cosa ci si può aspettare?). Ma piuttosto perché si distacca nettamente da quanto fatto in anni recenti. "Quando sono entrato in studio non avevo molte idee su come sarebbe stato l'album - spiega lui -. Solo due certezze: volevo qualcosa di molto ritmico e qualcosa di completamente diverso dall'ultimo lavoro. Per me spostarmi sempre in avanti è vitale".
Motivo per cui guardarsi indietro è un atteggiamento che non rientra in quelli abituali di Weller. La sua discografia potrebbe permettergli di vivere di rendita. O fare come molti suoi colleghi, riproponendo dal vivo album storici che sono nel cuore dei fan. "Non ci penso nemmeno - spiega senza esitazioni -. Perché? Perché lo fanno tutti gli altri. Mi sembra già un motivo sufficiente". Tanto pezzi del suo passato trovano comunque posto nei concerti (sarà in Italia il 5 luglio al Vittoriale di Gardone Riviera, l'8 al Parco di Villa Varda a Brugnera, il 9 all'Auditorium di Roma), bene amalgamati al presente: "Nei live le canzoni nuove danno energia anche a quelle vecchie" afferma. Quello che è certo è che il Weller di oggi non è più interessato a scrivere canzoni politiche come un tempo ("Non ne sento l'esigenza e poi quelle vecchie vanno benissimo ancora oggi: la classe politica inglese non è molto cambiata") ma non è meno accomodante nei confronti di ciò che non gli piace, sia un politico come Cameron o un cantautore come Ed Sheeran ("i suoi testi sono vera spazzatura"). Però è una persona matura che finalmente ha fatto pace con se stessa, e ha capito qual è il suo posto nel mondo, come raccontato nella canzone "I'm Where I Should Be". "Ci ho messo 50 anni a scrivere un brano come quello nel quale dico finalmente che sono a mio agio con me stesso - spiega -: forse è perché ho trovato la persona giusta o perché da vecchio non ti importa più dell'opinione altrui".

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