mercoledì 6 maggio 2015

Valeria Solarino assistente sociale in 'Mi chiamo Maya': "Nelle case famiglia ho provato un grande dolore"

«Un quadro completo dell'adolescenza metropolitana, un mondo che ha le sue regole, e in cui gli adulti hanno un ruolo marginale». Così definisce il suo film Mi chiamo Maya (in sala giovedì) il regista esordiente Tommaso Agnese, che ha affidato a Valeria Solarino il personaggio che costituisce «l'anello di congiunzione» tra i ragazzi e gli adulti.
 


La storia è quella di due sorelle (di 16 e 8 anni, interpretate dalle bravissime Matilda Lutz e Melissa Monti) che si ritrovano improvvisamente orfane e scelgono la fuga piuttosto che rischiare di essere separate.  Valeria, lei che ricordo ha dell'adolescenza?
«Ricordo che in quel periodo tutte le emozioni sono amplificate. Spesso c'è difficoltà nel ricordarsi come si era e nel capire che, se un adolescente soffre, soffre il dolore più grande della sua vita. Da adulto soffrirà invece con delle strutture che gli permetteranno di arginare e comprendere il dolore. Un adolescente non ha gli strumenti per farlo». 
Nel film è un'assistente sociale che cerca di aiutare le due ragazze. Ha avuto incontri decisivi nella sua adolescenza?
«Ho una storia molto diversa da quella del film e per fortuna non ho avuto grandi traumi crescendo, ma credo che qualsiasi cosa si incontri, nel bene e nel male, fa sì che tu sia in un certo modo, ti forma. Anche le cose, le persone o le situazioni più dolorose». 
Come ha preparato il ruolo?
«Ho seguito Tommaso mentre faceva le ricerche nelle case famiglia. Ho spiato gli assistenti sociali e incontrato tanti educatori, ascoltando i racconti dei loro rapporti con i ragazzi. Abbiamo creato un personaggio un po' goffo, impacciato, perché combattuto tra l'idea di dover obbedire alla burocrazia e la voglia di appoggiare le due ragazzine». 
Cosa l'ha colpita di più nell'incontro con queste realtà?
«Ho seguito il regista sull'onda dell'entusiasmo, ma quando ho iniziato a frequentare da sola le case famiglia ho capito che quello che mi serviva ce l'avevo dentro o potevo inventarlo, e non potevo continuare a immergermi in quel dolore "solo" per un film. Mi sembrava quasi scorretto». 
Dove la vedremo prossimamente?
«A teatro, l'anno prossimo, quando farò Una giornata particolare con Giulio Scarpati e la regia di Nora Venturini. Ogni volta che lo dico mi viene l'ansia e contemporaneamente sono molto felice». 
Aveva partecipato a un altro esordio che si è rivelato clamoroso: “Smetto quando voglio”. Si parla di ben due sequel, ci sarà anche lei?
«Magari! Per ora non so nulla, ma se si facesse e mi chiamassero... sono già lì! Ci siamo divertiti molto!».

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